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La pittura
informale e` contraddistinta da un’apparente assenza di riflessione, di
pensiero. Soprattutto quando sfocia nella massima astrazione.
L`immagine sgorga dal fondo dell`anima senza l‘intervento della
razionalita’.Tutto appare rimesso all`impulso naturale.
Evidentemente non e` cosi’. All’orizzonte si scorge sempre, anche se
sottile, una cadenza regolare e ricorrente.
Le opere di Stefano Bianchi, sorprendono per la loro originalita’. Gli
attrezzi usati dall’artista sono altrettanto inusuali; spatole, cazzuole,
carta, listelli di legno. La matericita’ della opere offre rilievi
suggestivi. Un chiaro esempio dello stile del pittore ravennate, lo
troviamo in <stati d’animo>, dove i colori si mescolano sinuosi e dolci.
Piu’ aspri e definiti sono invece le cromaticita’ di <ultimo volo>, dove
domina il contrasto.
Stefano
Bianchi si avvicina alla pittura come autodidatta. I suoi trascorsi
artistici in campo musicale pero’, sembrano offrire alle sue espressioni
pittoriche una visione piu’ libera ed aperta. Privo di schemi, le sue
tele sembrano melodie da guardare.
Non si deve quindi cadere
nella tentazione di ricercare sempre <il soggetto> del quadro. Talvolta puo’
essere evidente ma mai oggettivo.
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Occorre invece cogliere la liberta` di un’intima interpretazione dell`opera.
Sentire la pittura come ritmo, come muisica, come sensazioni cromatiche.
"L`arte, come la musica, deve stimolare l`immaginazione soltanto attraverso la
misteriosa affinita` che esiste tra certe combinazioni di linee, colori e la
nostra mente (Henry Paul Gauguin)".
Roberta Zoli
Tradurre
in immagini l`armonia misteriosa dell`anima, questo e` l`obiettivo evidente che
si pone la pittura del ravennate Stefano Bianchi.E anche se la predominanza e`
da attribuirsi al gesto pittorico in se`, non meno determinante nel suo caso e`
il ruolo della luce.
La luce, potente e precisa che enfatizza i contrasti tra bianchi e neri con
poche precise sfumature, caratterizzate da una trasparente luminosità.
Su sfondo monocromo, generalmente sfumature del grigio, si muovono le linee: sono
masse astratte, ideogrammi grafici, gomitoli di linee.
Il loro andamento e` ora lieve ora lento, ora nervoso ora scattante, animato da
una energia interiore alterna, a seconda dei diversi stati d`animo che si
agitano nell`artista.
Le linee danzano sulla superficie pittorica formando elaborati arabeschi di
forme e spessori diversi, rielaborando le intuizioni dell`inconscio,
distribuendo gli spazi, le linee e le luci secondo un certo ordine logico, ma
sempre senza alcun riferimento alla realtà.
Non c`e` disegno, ne` racconto, ne` riproduzione di oggetti o di azioni, ma solo
rappresentazione di emozioni e stati d`animo.
Le tecniche utilizzate sono miste e, non ultime, vengono sperimentate nelle
opere di Bianchi le tecniche del dripping
(sgocciolare il colore o versarlo sulla tela senza toccarlo direttamente) e del pouring
(mischiare al colore altre sostanze).
L`incontro con la pittura di Bianchi e` incontro con una pittura non oggettiva,
nonostante si abbia la sensazione di imbattersi in una lingua gia` nota ma che
non si riesce a comprendere fino in fondo.
Come scrissero Gottlieb e Rothko nel loro famoso manifesto dell`Espressionismo
astratto, apparso sul New York Times il 13 giugno 1943, l`arte e` un`avventura
che conduce in un mondo sconosciuto.Soltanto coloro che per libera volontà si
assumono tale rischio possono scoprire questo mondo.
Stefano Bianchi e` tra quelli che hanno scelto di percorrere questa esplorazione
a volte ingrata, a volte pericolosa, perche in questo viaggio ci si puo` trovare
direttamente a esplorare meandri della nostra anima.E allora il rischio piu`
probabile diviene quello di perdersi.
Secondo me, l`idea che la natura sia un caos in cui l`artista mette ordine e`
assurda.Il massimo che possiamo fare e` mettere un po` d`ordine in noi stessi
(Willem de Kooning).
Marco Viroli
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